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Di Maria Carla Rota

Materie prime critiche: la nuova partita globale che decide la transizione

01 febbraio 2026
Magazine

Dalle rinnovabili all’innovazione digitale, dalle batterie all’AI, il futuro passa da questi minerali e metalli essenziali. Tra competizione geopolitica, piani industriali e sfide ambientali, governi e imprese sono chiamati a ripensare filiere, strategie e modelli di approvvigionamento.

Energie rinnovabili, mobilità elettrica, space economy, robotica, nanotecnologie, AI. Se questo è il futuro verso cui ci muoviamo, la base essenziale per realizzarlo sono le materie prime critiche o strategiche, meglio note come Critical Raw Materials (CRM), che presentano una forte concentrazione geografica. Una scacchiera economica e geopolitica su cui i governi di tutto il mondo muovono le loro pedine, in una partita altamente competitiva. La volatilità dei prezzi, i colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento e le tensioni internazionali (l’Ucraina, per esempio, possiede circa il 5% delle riserve mondiali di terre rare, secondo stime Onu) rendono vitale il monitoraggio regolare della domanda e offerta di queste preziose risorse.

“Big six”, ma non solo

È un grande insieme, in cui rientra una lunga serie di minerali e metalli. Innanzitutto i “big six”, come li chiamano i player dell’industria mineraria, ovvero litio, cobalto, rame, grafite, nichel e terre rare o lantanoidi, tra cui neodimio e disprosio. E poi, platino, zinco, manganese, titanio, iridio e molti altri ancora. La transizione energetica e digitale ha fatto esplodere la domanda ed è scattata una corsa piuttosto selvaggia su un duplice fronte, estrazione e raffinazione: spesso i progetti di scavo minerario, specie in Paesi dove le tutele legali sono ridotte e mancano i titoli di proprietà dei territori, sono alla base di gravi impatti ambientali e violazioni dei diritti umani, con abusi e infrazioni dei diritti dei lavoratori.

Le prospettive future sono ancora più allarmanti. Se nel 2024 il fabbisogno di litio è cresciuto del 30%, entro il 2040 la domanda globale potrebbe aumentare di oltre 40 volte, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia. Sempre nel 2024 la richiesta di nichel, cobalto, grafite e terre rare è aumentata del 6-8%, mentre eventi climatici estremi hanno compromesso il 7% della produzione mondiale di rame, considerato un materiale strategico per reti elettriche, motori e componentistica elettronica, pur non essendo oggi classificato come critico dall’UE. Le stime indicano un possibile deficit del 30% entro il 2035, dovuto al progressivo calo della qualità dei giacimenti, ai tempi lunghi di autorizzazione e all’inerzia nello sviluppo di nuovi progetti.

Cina

La Cina già da tempo si è assicurata un notevole vantaggio, sia perché dispone essa stessa di riserve significative, in primis di terre rare, sia perché ha messo in campo una strategia geopolitica aggressiva in tutto il mondo, dal Sudamerica al Sudest asiatico, ma soprattutto in Africa: qui si è accaparrata circa un terzo delle esportazioni, per un valore di 15 miliardi di euro all’anno, stringendo legami soprattutto con Sudafrica, Angola, Repubbica Democratica del Congo (ex colonia belga), Repubblica del Congo (ex colonia francese) e Zambia.

Pechino ha inoltre sviluppato una forte presenza nei sistemi di produzione e raffinazione. Come riportato nel Global Critical Minerals Outlook 2025 della IEA, oggi solo tre Paesi concentrano l’86% della capacità mondiale, e oltre i tre quarti di questa quota è sotto il controllo di Pechino, che detiene un ruolo decisivo nelle fasi a maggior valore aggiunto: raffina oltre il 90% delle terre rare e il 75% del cobalto ed è leader mondiale nella produzione di grafite, sia sintetica che naturale.

Stati Uniti

Nella corsa all’indipendenza dal colosso cinese, gli Stati Uniti, già sotto la presidenza Biden, hanno emanato l’Inflation Reduction Act, che ha scatenato preoccupazioni per le sue misure protezionistiche, come l’introduzione di una quota crescente di minerali critici estratti o lavorati in Nord America oppure in Paesi alleati. Pressioni per diversificare le forniture, che si sono intensificate con Trump: gli USA sono ricchi di alcune materie prime critiche, poi hanno sempre guardato all’America Latina per l’approvvigionamento. La Bolivia, insieme a Cile e Argentina, forma il cosiddetto “triangolo del litio”, in cui si trova quasi la metà delle riserve conosciute di metallo. Ora le mire a stelle e strisce si stanno allargando a nuovi territori, in primis la Groenlandia, ricca di CRM, oltre che di gas e petrolio, attualmente territorio autonomo del Regno di Danimarca.

Unione Europea

Anche Bruxelles punta ad aumentare la propria autonomia industriale: il Critical Raw Materials Act, entrato in vigore nel maggio 2024, prevede che entro il 2030 il 10% del fabbisogno sia coperto da estrazione interna, il 40% da raffinazione e il 25% dal riciclo. A questo proposito, la Commissione ha dato il via libera a 47 progetti strategici in 13 Paesi membri. Uno dei più rilevanti è, per esempio, POLVOLT in Polonia: questo maxi-impianto per il riciclo delle batterie esauste permetterà di recuperare litio, nichel, manganese, cobalto e rame, garantendo ogni anno materiali sufficienti per produrre fino a due milioni di veicoli elettrici.

Italia

Tradizionalmente priva di grandi miniere, anche l’Italia ha riaperto la sua partita: il nuovo portale GeMMA, sviluppato da ISPRA nell’ambito del progetto GeoSciencesIR del PNRR, è un database minerario nazionale, che renderà accessibili e interoperabili, per finalità pubbliche e industriali, tutte le informazioni geologiche e minerarie che saranno raccolte nel corso del tempo grazie a diverse iniziative.

Con il Programma nazionale di esplorazione mineraria (PNE), approvato nel luglio 2024, sono stati avviati a questo scopo 14 progetti in 11 regioni (Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Marche e Sardegna), affidando la realizzazione al Servizio Geologico d’Italia di ISPRA.

Quindici le unità operative e oltre 400 gli specialisti, con un investimento di 3,5 milioni di euro dedicati alla prima fase di indagine sui depositi naturali.

L’obiettivo è costruire un quadro aggiornato delle potenzialità minerarie nazionali, integrando le informazioni storiche con una nuova campagna di esplorazione, a oltre 30 anni dall’ultimo investimento pubblico nel settore. Inoltre, il programma mira a fornire indicazioni preliminari agli investitori italiani ed esteri: il focus è rivolto in particolare a numerose materie prime critiche individuate dalla Commissione europea, tra cui litio, boro, grafite, rame, manganese, fluorite, barite, feldspato, antimonio, tungsteno, titanio, bismuto, arsenico, magnesio, terre rare e metalli del gruppo del platino. L’attenzione si estende anche ad altri minerali di interesse per l’industria

nazionale, come zeoliti e minerali industriali.

In tutte le aree oggetto di indagine saranno inoltre mappati e caratterizzati i depositi di rifiuti estrattivi abbandonati, nell’ambito del Progetto PNRR URBES, finanziato con 10 milioni di euro, che contribuisce alla definizione di un quadro nazionale aggiornato sulle passività ambientali legate alle attività minerarie del passato. Le nuove tecnologie rendono oggi possibile recuperare materiali da aree minerarie già sfruttate, riducendo la necessità di estrazione vergine e mitigando l’impatto ambientale.

Economia circolare

Il recupero, il riciclo e il riutilizzo delle materie prime critiche provenienti da miniere urbane e da pratiche di landfill mining diventano elementi centrali delle strategie industriali e ambientali, a livello locale e globale. Attraverso modelli di economia circolare è possibile ridurre l’impatto associato a ogni fase dell’estrazione e del trasporto delle risorse, diminuendo al contempo la dipendenza da forniture esterne.

La circolarità può così trasformare una vulnerabilità geopolitica in un’opportunità di innovazione tecnologica, industriale e occupazionale.

Il primo passo riguarda l’intercettazione e il recupero di batterie e rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE): è essenziale rafforzare le campagne di informazione e facilitare la raccolta attraverso reti urbane capillari, in particolare presso i rivenditori di elettronica. In questo contesto si inserisce anche l’adozione del Global Battery Passport, iniziativa promossa dalla Global Battery Alliance, che punta a creare una “identità digitale” per ogni batteria, contenente informazioni su impronta di carbonio, impatti ambientali e sociali, condizioni di lavoro, design circolare e ciclo di vita del prodotto, migliorando trasparenza e tracciabilità lungo l’intera filiera.

Nuove frontiere

Parallelamente, la ricerca sta esplorando soluzioni per ridurre la dipendenza dalle materie prime critiche più esposte a rischi geopolitici. Tra queste rientrano le batterie al sodio, basate su materiali più abbondanti e meno costosi rispetto al litio, che potrebbero affiancare o sostituire parzialmente le batterie agli ioni di litio in alcune applicazioni. Anche il cobalto è già al centro di strategie di riduzione o sostituzione: le batterie litio-ferro-fosfato, sempre più diffuse nei veicoli elettrici, riducono significativamente l’utilizzo di questo metallo, contribuendo a diminuire sia i costi sia le criticità ambientali e sociali legate all’attività mineraria.

In un mondo sempre più affamato di risorse strategiche, è evidente che la sicurezza dell’approvvigionamento non può più basarsi solo sull’estrazione. Economia circolare, innovazione tecnologica e cooperazione industriale diventano leve decisive per trasformare una fragilità sistemica in un vantaggio competitivo duraturo.