Dettaglio

Di Maria Carla Rota

Innovare il tessile chiudendo il cerchio della sostenibilità

01 febbraio 2026
Magazine

L’acqua come risorsa da tutelare e recuperare, i fanghi come potenziale fonte di energia, gli scarti come materiali da riciclare: Tintess dimostra come l’innovazione industriale possa tradursi in pratiche concrete di economia circolare.

Nel percorso verso la transizione ecologica l’innovazione è il motore che consente alle imprese di cambiare passo, con visione e coraggio, in direzione di una maggiore sostenibilità. Lo dimostra Tintess, fondata nel 1969 a Thiene, in provincia di Vicenza, che ben rappresenta la capacità di evolvere verso modelli produttivi integrati, tecnologici e orientati alla circolarità. Un percorso costruito nel tempo, che ha portato l’azienda a sviluppare una filiera interna completa, e a investire con largo anticipo su temi oggi centrali come il recupero delle risorse, la depurazione delle acque e il riciclo dei materiali. “Siamo stati dei precursori”, racconta l’amministratore delegato Gianni Campagnolo. “Già dagli anni Duemila abbiamo maturato la convinzione che lo sviluppo economico dovesse essere compatibile con la riduzione dell’impatto ambientale. Non per una scelta di marketing, ma per necessità e senso di responsabilità verso il territorio in cui operiamo e verso il futuro del settore”. 

La storia

Alla tintura dei filati, vocazione originaria dell’azienda, si sono affiancate nel tempo altre attività, come il finissaggio e la stampa dei tessuti, che permettono a Tintess di proporsi oggi come partner conto terzi per i principali brand italiani e internazionali del fashion e dell’abbigliamento sportivo. Una crescita accompagnata da investimenti continui in macchinari, competenze e processi, con l’obiettivo di mantenere internamente tutte le fasi produttive. “Fare tutte le lavorazioni in-house è una scelta impegnativa, ma strategica: garantisce continuità, qualità e controllo su ogni passaggio del processo, anche dal punto di vista ambientale”.

L’impianto di depurazione

Un esempio concreto di questa impostazione è l’impianto di depurazione delle acque reflue industriali, operativo dal 2007. Un sistema complesso, tecnologicamente avanzato, basato su un primo trattamento chimico-fisico, seguito da un doppio stadio biologico: in questo modo è possibile rimuovere prima i metalli disciolti, poi la componente organica. “Si ottiene così acqua che, per qualità, potrebbe essere immessa direttamente nei fiumi, anche se per obbligo normativo la conferiamo all’impianto di depurazione consortile, ma il livello di trattamento raggiunto è comunque molto elevato”. 
Nel corso degli anni l’impianto, inizialmente dedicato alle sole esigenze interne, è stato aperto anche al trattamento di reflui provenienti da altri settori industriali, come quello farmaceutico, chimico e galvanico. Un’attività cresciuta nel tempo, che rappresenta oggi uno dei veri fiori all’occhiello dell’azienda.

La strategia della circolarità

Tintess sta lavorando in modo sistematico anche sulla gestione dei fanghi di depurazione, in modo da ottimizzarla il più possibile. “Siamo arrivati alla fase dell’essiccazione, grazie alla quale il peso di questi scarti viene ridotto fino al 90%, con una diminuzione significativa, pari al 60%, dei conferimenti in discarica. In questo modo abbiamo abbattuto drasticamente il numero di trasporti con camion, con benefici evidenti in termini di emissioni, traffico e impatto ambientale”, racconta Campagnolo. “Il passo successivo, su cui stiamo lavorando con l’Università di Padova, è ancora più ambizioso: recuperare energia dai fanghi essiccati e, dove possibile, anche metalli, riducendo ulteriormente il ricorso alle discariche per rifiuti pericolosi”. Rame, nichel o alluminio, per esempio, sono presenti in tracce nei reflui industriali e rappresentano una potenziale risorsa. “Separarli, recuperarli e reimmetterli nei cicli produttivi significherebbe chiudere davvero il cerchio della circolarità”.

Ridurre a monte: acqua, energia e chimica

L’attenzione alla sostenibilità da parte di Tintess, che è anche dotata di specifiche certificazioni (OEKO-TEX Standard 100, Global Recycled Standard e, in fase di finalizzazione, GOTS e ISO 9001:2015), non si esprime solo nel trattamento degli scarti, ma anche nella riduzione degli impatti a monte. Oltre ad aver installato pannelli fotovoltaici per 700 KW sui tetti dei propri stabilimenti, l’azienda ha sviluppato internamente T-White, un metodo innovativo di tintura del bianco per poliestere e poliammide, che utilizza appena 0,8 litri di acqua per kg di tessuto. “Grazie a questa soluzione, è possibile una riduzione complessiva dei consumi di acqua ed energia superiore al 70%. Un risultato che nasce dalla ricerca interna e dal know-how accumulato negli anni”.
Un’altra innovazione significativa riguarda l’eliminazione di oli e paraffine dai filati attraverso un macchinario a ciclo chiuso, privo di emissioni. “Questa tecnologia consente di evitare che tali sostanze finiscano nei reflui o si trasformino in emissioni, migliorando al contempo la qualità finale del tessuto e riducendo il rischio di difetti nelle lavorazioni successive”.

Ricerca interna e collaborazioni esterne 

Alla base di questi risultati c’è una struttura interamente dedicata alla ricerca e sviluppo. Tintess dispone di due laboratori interni: uno focalizzato su tintoria e stamperia, e uno finalizzato alla depurazione, entrambi con personale specializzato. “La ricerca per noi è parte integrante del lavoro quotidiano”. Questa attitudine si riflette anche nella partecipazione a progetti di ricerca e bandi regionali, nazionali ed europei. Tra i più recenti, c’è quello per l’abbattimento dei PFAS nei fanghi industriali, tema particolarmente sensibile in Veneto. “Abbiamo presentato un progetto nell’ambito di un bando regionale di ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di individuare soluzioni efficaci per la distruzione di queste sostanze persistenti”.

Textile to textile: la sfida del riciclo

Infine, questa visione improntata alla sostenibilità si estende anche al tema del riciclo dei materiali. Dal 2021 Tintess è socio fondatore di Cobat Tessile. “Abbiamo iniziato a confrontarci sul tema dell’EPR, quando ancora non se ne parlava diffusamente”. Forte della sua storicità nel settore tessile e della propria vocazione di ricerca e sviluppo, l’azienda sta portando avanti progetti di ricerca sul riciclo delle fibre tessili, in particolare in ambito tecnologico e in ottica textile to textile.

Un modello industriale possibile

“Se non possiamo competere sui prezzi con Paesi dove il costo del lavoro e le regole ambientali sono diversi, quello che possiamo fare è costruire un’industria tecnologicamente avanzata, capace di offrire qualità, innovazione e rispetto dell’ambiente”, conclude Campagnolo. “Questo è il valore che possiamo dare ai nostri clienti e al tessile italiano”

L’azienda in numeri

-90%
Riduzione del peso dei fanghi di depurazione grazie all’essicazione

-60%
Conseguente diminuzione dei conferimenti in discarica

0,8 litri per kg di tessuto tinto
Quantità d’acqua utilizzata da T-White, innovativo metodo di tintura del bianco a consumi ridotti

Oltre 5.000
Numero di disegni per la stampa su tessuto disponibili negli archivi dell’azienda