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Emanuele Bompan

Editoriale di Emanuele Bompan

Il tempo delle scelte industriali per l’Europa

01 febbraio 2026
Magazine

Dalla dipendenza dalle forniture estere alla costruzione di catene di approvvigionamento resilienti, passando per riciclo e recupero dei materiali: le materie prime critiche diventano un tema chiave per l’industria Ue e per la sua competitività.

Come giornalista mi occupo di economia circolare e dei materiali da oltre quindici anni. Non solo materia riciclata, ma anche materia vergine. Ho visitato numerosi giacimenti minerari: carbone (Sudafrica), litio (Bolivia), petrolio (USA), larimar (Repubblica Dominicana), nichel (Indonesia). Ho osservato i mercati, le problematiche ambientali e sociali, le sfide finanziare tra grandi multinazionali. E sono rimasto sempre sorpreso di come l’Europa fosse completamente dipendente da fonti esterne, che si parli di combustibili fossili o materie prime critiche e strategiche.

Abbiamo sviluppato un’industria completamente dipendente per materia grezza o semilavorata proveniente dalla Cina, dall’Africa, dal Sudest asiatico, sprezzante del settore minerario. Si pensava si sarebbero ricevute all’infinito terre rare, litio, nichel, cobalto, magnesio, tungsteno, titanio dal Sud del mondo. Ad eccezione del Regno Unito (con i colossi Glencore, Anglo American e Rio Tinto, quest’ultima condivisa con capitali australiani), l’estrazione mineraria è “qualcosa con cui gli europei non vogliono sporcarsi le mani, né investire, né fare pressione politica”, mi disse un investitore australiano molti anni fa a un evento sui minerali critici a Washington DC. Abbiamo “schifato” il settore estrattivo, cercato di modificare i nostri modelli di produzione deindustrializzando, fatto poca pressione su aziende multinazionali e società informali che continuavano nella corsa estrattivista nel Sud globale senza alcun rispetto dei diritti umani e dell’ambiente. Una ricetta perfetta per l’autodistruzione e vero vulnus dell’economia europea oggi (altro che la decarbonizzazione), specie nei settori digitali, clean tech, automotive e difesa.

La strategia della Cina per la gestione delle materie prime critiche e strategiche ha avuto invece origine negli anni ‘70 con l’industria delle terre rare, che ha raggiunto livelli di efficienza e dimensioni senza precedenti, affrontando al contempo sfide quali l’estrazione illegale, la sovrapproduzione, il contrabbando. Il Piano nazionale per le risorse minerarie cinese è uno dei più completi e meglio finanziati, focalizzato su 24 “minerali strategici” metallici e non metallici e risorse energetiche, perfettamente allineato alla strategia generale del Paese per l’industria.

In Europa si è iniziato a dare peso solo negli ultimi anni al tema delle materie prime critiche e strategiche. Solo a fine 2025 è stato lanciato il piano d’azione RESourceEU per l’approvvigionamento di materie prime critiche, rendendo operativo il Critical Raw Materials Act, fornendo finanziamenti (pochi) e strumenti concreti (appena sufficienti) per proteggere l’industria dagli shock geopolitici e dai rincari dei prezzi. All’inizio del 2026 la Commissione istituirà un Centro europeo per le materie prime critiche con il compito di fornire informazioni di mercato, orientare e finanziare progetti strategici utilizzando strumenti su misura con partner privati e pubblici e agire come gestore di portafoglio per catene di approvvigionamento diversificate e resilienti, anche attraverso acquisti congiunti e costituzioni di scorte.

Questo non è un elemento secondario, ma un pilastro del Clean Industrial Deal e di tutta l’economia dei Ventisette. Il suo elemento più europeo è proprio l’economia circolare delle materie prime, la nostra forma di miniera su suolo patrio più avanzata e rilevante, parimenti agli accordi commerciali con i Paesi terzi fornitori, in particolare con la Cina, che oggi deve essere più vicina. Per raggiungere questi obiettivi serve rimanere completamente focalizzati su questi obiettivi, evitando di marginalizzare la questione “materia” come stolidamente fatto in questi ultimi tre decenni.