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Intervista a Valentina Negri di Maria Carla Rota

Dal principio EPR alla filiera: il valore industriale dei RAEE

01 febbraio 2026
Magazine

La direttrice generale di Cobat RAEE racconta il processo per la raccolta e il trattamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, tra sfide legate ai pannelli fotovoltaici, recupero dei materiali critici, ecodesign, comunicazione ai cittadini e nuove normative UE.

In un contesto normativo e industriale sempre più orientato alla circolarità, il principio di responsabilità estesa del produttore (EPR) rappresenta uno snodo decisivo per un sistema operativo efficiente, trasparente e tracciabile. “Al centro di questa trasformazione si colloca Cobat RAEE, consorzio accreditato presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e cabina di regia di una filiera articolata: supportiamo le aziende nell’adempimento degli obblighi previsti dalla normativa sui rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, dalla raccolta fino al trattamento finale e al recupero di materia”, spiega la direttrice generale Valentina Negri.

Come si posiziona il consorzio nella filiera nazionale dei RAEE?

Il nostro ruolo è quello di soggetto aggregatore e coordinatore: attraverso l’organizzazione e la gestione dei flussi di raccolta e trattamento di questi rifiuti, garantiamo che i produttori si facciano carico in modo concreto e responsabile del fine vita dei propri prodotti. In un contesto come quello italiano, caratterizzato da una forte frammentazione e da difficoltà strutturali nel raggiungimento degli obiettivi europei, rappresentiamo un punto di riferimento affidabile per le imprese e siamo un attore attivo nel rafforzamento e nell’evoluzione del sistema nazionale dei RAEE, contribuendo allo sviluppo di un modello di economia circolare solido e credibile.

Come sono organizzate le attività?

Le attività del Consorzio coprono l’intera filiera dei RAEE. La raccolta avviene attraverso diversi canali: centri comunali, distributori, aziende, centri di assistenza tecnica e installatori. Cobat RAEE coordina le fasi di raccolta con unità di carico adeguate, trasporto e conferimento presso impianti di trattamento selezionati e certificati. Non gestiamo direttamente gli impianti, ma operiamo come cabina di regia di una rete nazionale di operatori qualificati, che lavorano secondo standard condivisi. Questo modello ci consente di garantire omogeneità di servizio, elevata tracciabilità dei flussi e controllo costante sulla qualità dei processi di riciclo.

Molte aziende chiedono supporto, anche a livello internazionale, per operare in modo più sostenibile: dove vede il maggior bisogno di accompagnamento?

Il bisogno è trasversale e riguarda soprattutto la capacità di integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali. Le imprese si trovano ad affrontare un quadro normativo sempre più complesso, con obblighi che variano da Paese a Paese e che richiedono competenze specifiche. Oltre alla compliance, emerge una forte richiesta di supporto nella gestione dei flussi di rifiuti e nella definizione di modelli di business più circolari. In molti casi le aziende hanno bisogno di essere guidate in un percorso di medio-lungo periodo, che tenga conto dell’intero ciclo di vita del prodotto.

Pur non essendo soggetto a obblighi normativi, nel 2025 Cobat RAEE ha redatto volontariamente il Bilancio di Sostenibilità: quali benefici ha apportato?

Redigere il Bilancio di Sostenibilità è stata per noi una decisione strategica e non formale. Ci ha permesso di misurare in modo strutturato il nostro impatto ambientale, sociale ed economico, rendendo questi dati accessibili ai consorziati e agli stakeholder. Il Bilancio ha rappresentato anche un importante strumento di analisi interna, perché ci ha aiutato a individuare punti di forza e aree di miglioramento, rafforzando una cultura consortile sempre più orientata alla responsabilità e alla trasparenza.

In Italia collaborate con il Centro di Coordinamento RAEE, mentre a livello internazionale fate parte di WEEE Forum e WEEE Logic: che valore hanno queste collaborazioni?

La collaborazione con il Centro di Coordinamento RAEE è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema nazionale di raccolta dei RAEE domestici e per garantire un dialogo costante tra consorzi, istituzioni e operatori. A livello internazionale, invece, la partecipazione a WEEE Forum e WEEE Logic ci consente di confrontarci con realtà europee diverse, condividere buone pratiche e contribuire allo sviluppo di politiche comunitarie più efficaci. Queste reti rafforzano il nostro ruolo e ci permettono di anticipare le evoluzioni normative, portando in Italia esperienze già consolidate in altri Paesi e condividendo le best practice italiane all’estero, come, ad esempio, la gestione del finanziamento dei pannelli fotovoltaici.

Cobat RAEE è tra i principali consorzi in grado di assicurare la raccolta e il trattamento dei pannelli fotovoltaici: quali sfide pongono questi rifiuti?

I pannelli fotovoltaici pongono sfide rilevanti dal punto di vista sia quantitativo sia qualitativo. I volumi a fine vita sono destinati a crescere in modo significativo nei prossimi anni, in parallelo con lo sviluppo delle energie rinnovabili e con le politiche di decarbonizzazione, che stanno accelerando l’installazione di nuovi impianti. Si tratta di rifiuti voluminosi, caratterizzati da una vita utile molto lunga, che oggi iniziano ad arrivare a fine ciclo, e composti da materiali che richiedono processi di trattamento specifici e tecnologicamente avanzati. La sfida principale è costruire una filiera industriale solida e strutturata, in grado di gestire questi flussi in modo efficiente, sicuro e sostenibile nel lungo periodo, evitando di trovarsi impreparati quando i quantitativi aumenteranno in modo esponenziale. Questo richiede pianificazione, investimenti in impianti dedicati e forte collaborazione tra produttori, consorzi e operatori del trattamento.

Dal punto di vista della circolarità, quali sono oggi i materiali più complessi da recuperare?

I materiali più complessi da recuperare sono quelli presenti in quantità ridotte, ma strategiche, come le terre rare, alcune materie prime critiche e alcune plastiche contenenti i ritardanti di fiamma. La crescente miniaturizzazione dei dispositivi elettronici rende sempre più difficile separare questi elementi in modo efficiente. Questo rappresenta una sfida non solo tecnologica, ma anche economica, perché il costo del recupero può superare il valore dei materiali estratti.

Quali criteri progettuali rendono un apparecchio facilmente riciclabile?

Un apparecchio elettronico dovrebbe essere progettato pensando fin dall’inizio al suo fine vita. Ciò significa adottare un design modulare, facilitare lo smontaggio, ridurre il numero di materiali utilizzati e limitare l’uso di componenti incollati o saldati in modo permanente. L’ecodesign è uno strumento fondamentale per rendere il riciclo più efficiente e per ridurre l’impatto ambientale complessivo dei prodotti.

L’Italia fatica a raggiungere gli obiettivi europei sui RAEE: quali sono gli ostacoli principali?

Le difficoltà principali dell’intero sistema RAEE sono legate a una scarsa intercettazione dei rifiuti elettronici, a una rete di raccolta che non è ancora sufficientemente omogenea ed efficiente su tutto il territorio nazionale e a un livello di informazione dei cittadini ancora insufficiente. Molti RAEE continuano a non essere conferiti correttamente, finiscono nei rifiuti indifferenziati o vengono gestiti attraverso canali informali. A questo si aggiungono fenomeni di gestione non autorizzata e flussi paralleli, che sottraggono quantità significative di rifiuti ai circuiti ufficiali, con una perdita rilevante di materiali preziosi e un impatto negativo sull’ambiente e sulla concorrenza leale tra operatori.

L’Europa si prepara al Circular Economy Act: quali interventi sono necessari?

In questo contesto è necessario difendere in modo deciso il principio della responsabilità estesa del produttore, affinché chi immette sul mercato un prodotto si faccia realmente carico del suo fine vita. Occorre migliorare la qualità del riciclo, andando oltre il semplice raggiungimento degli obiettivi quantitativi, e aumentare la capacità di intercettare quei RAEE che oggi restano fuori dai sistemi ufficiali. La digitalizzazione della tracciabilità dei flussi, attraverso strumenti informatici condivisi e interoperabili, e una maggiore armonizzazione tra i Paesi membri saranno elementi centrali delle future politiche europee, anche per contrastare in modo più efficace l’export illegale.

In questo quadro, quali ricadute avranno le nuove normative UE, dall’Ecodesign al Right to Repair, fino al nuovo regolamento RAEE?

Le iniziative normative in corso spingeranno verso prodotti più durevoli, riparabili e riciclabili. Per produttori e consorzi questo significherà un aumento delle responsabilità lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, ma anche nuove opportunità di innovazione, sviluppo tecnologico e collaborazione tra tutti gli attori della filiera, dalla progettazione alla gestione del fine vita.

Quanto pesa la comunicazione ai cittadini nella buona riuscita della raccolta dei RAEE?

La comunicazione è un elemento determinante. Senza cittadini informati e consapevoli, il sistema non può funzionare correttamente. Servono campagne continue, messaggi semplici e strumenti digitali che rendano la raccolta dei RAEE comprensibile e accessibile a tutti. La comunicazione ha qui l’ingrato compito di dover costruire pezzo per pezzo una cultura del riciclo verso la quale, nell’ambito specifico, il cittadino medio dimostra di non avere ancora la giusta sensibilità e attenzione. La propensione a custodire i vecchi device nei cassetti, anche per decenni, per esempio, è un “malcostume” apparentemente innocuo, che - viceversa – ci fa perdere serie opportunità in termini di possibilità di recupero di materie preziose e circolarità.

Guardando al 2030, qual è la sua visione della filiera RAEE italiana ed europea?

Immagino una filiera più integrata, digitale e sempre più circolare, capace di recuperare valore dai rifiuti elettronici e di ridurre la dipendenza da materie prime vergini. Le priorità saranno una progettazione sempre più sostenibile, una tracciabilità completa dei flussi e il coinvolgimento attivo di tutti gli attori, dalle imprese alle istituzioni, fino ai cittadini.

Valentina Negri

Laureata in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano, ha maturato una lunga esperienza nella gestione della Supply Chain, in particolare in ambito logistico/operation. Da 14 anni opera nel campo di gestione dei rifiuti e dei RAEE. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Generale di Cobat RAEE.