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UE: dal 19 luglio 2026 stop alla distruzione di capi e calzature invenduti

27 febbraio 2026
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Dal 19 luglio 2026, entrerà in vigore nell’Unione Europea una delle misure più attese per contrastare gli sprechi tessili e dare nuovo impulso all’economia circolare: sarà vietato alle grandi imprese la distruzione di abiti, accessori di abbigliamento e calzature rimasti invenduti.

Questa innovazione normativa è parte integrante del Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR – Ecodesign for Sustainable Products Regulation), strumento strategico dell’UE per rendere i prodotti immessi sul mercato più duraturi, riparabili, riciclabili e con minor impatto ambientale.

Perché questa novità è rilevante

Secondo stime ufficiali dell’Unione Europea, tra il 4% e il 9% dei prodotti tessili invenduti viene distrutto prima di essere utilizzato, generando complessivamente circa 5,6 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno – una quantità simile alle emissioni nette totali di un intero Paese europeo.

Fino ad oggi molte aziende hanno optato per la distruzione di capi invenduti per evitare costi di stoccaggio o per non svalutare il marchio; con le nuove regole questa pratica verrà progressivamente abolita, spingendo verso alternative sostenibili quali:

  • riutilizzo
  • donazione
  • rivendita
  • recycling o rigenerazione

Queste soluzioni non soltanto riducono gli sprechi, ma rafforzano anche la competitività delle imprese impegnate in modelli di business circolari.

A chi si applica e come

  • Il divieto riguarda inizialmente le grandi imprese (con criteri di fatturato e numero di dipendenti stabiliti dal regolamento) e interessa in particolare settori come moda, calzature e accessori.
  • Le medie imprese dovranno adeguarsi a questa norma entro il 2030.
  • Sono previste deroghe giustificate (es. per motivi di sicurezza, prodotti gravemente danneggiati, o impossibilità reale di riuso/donazione), ma in ogni caso la logica resta quella di incentivare percorsi di economia circolare.

Inoltre, il regolamento introduce obblighi di trasparenza: le imprese coinvolte dovranno pubblicare annualmente i dati sui prodotti invenduti eliminati e sulle strategie adottate per evitarne la distruzione.

Un impatto positivo per ambiente ed economia

La nuova normativa introdotta vuole essere un passo concreto verso:

  • la riduzione dei rifiuti tessili
  • la minimizzazione dell’impatto climatico della moda e della produzione industriale
  • la diffusione di modelli di business sostenibili e circolari

Secondo Cobat Tessile, si tratta di un’opportunità per innovare servizi e processi sia per le aziende produttrici che per la filiera del riuso e del rifiuto. Diventerà sempre più centrale, infatti, una gestione end-to-end dalla produzione al fine vita, utile a valorizzare al meglio impegno produttivo e materiali.

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