Dettaglio
Pensare oltre il presente: il futuro addosso
Chi oggi ha più di quarant’anni, ovvero la Generazione X e quelle precedenti, è cresciuto con l’idea che la tutela del Pianeta fosse sì importante, ma era qualcosa che afferiva forse a una sfera più valoriale che concreta. Parlando con le ragazze e i ragazzi di oggi, riuniti nei cortili delle scuole superiori o al bar dell’università, si percepisce invece che per loro la sostenibilità ambientale è un’urgenza sentita e vissuta sulla propria pelle. Guardano al futuro e vedono i risvolti concreti dei cambiamenti climatici, si interrogano, chiedono soluzioni. Domande che nascono non solo dagli stimoli che provengono da TikTok, dai tiggì o dai libri di scuola, ma anche e soprattutto dai racconti di vita di genitori e nonni, che ricordano come negli Anni 80 e 90 gli inverni fossero visibilmente più freddi, le piste più innevate, le ondate di calore meno frequenti e meno intense. E la frutta esotica ancora non si coltivava in Sicilia.
Le voci dalle piazze
“Questo confronto ci fa rendere conto che effettivamente c’è un cambiamento in corso, dunque ci chiediamo come prepararci: quali saranno le nostre condizioni di vita in Italia e in Europa in futuro?”, riflette Silvia, 22 anni. L’attenzione si concentra sugli aspetti locali, ancor prima che sulle tematiche globali: “Bisogna migliorare la raccolta differenziata, organizzare più campagne di sensibilizzazione, aumentare il verde pubblico. I finanziamenti per queste iniziative non bastano? Pensiamo che si debbano prevedere tasse specifiche”, aggiunge Giovanni, 27 anni. Poi ci sono comunque le contraddizioni tra teoria e pratica. Così Dario, studente di prima liceo, vuole andare in vacanza in bicicletta, perché è un mezzo di trasporto green, però poi, racconta la mamma, “chiede di essere portato a scuola in macchina anziché camminare”. Linda, 24 anni, ha partecipato alle manifestazioni dei Fridays for Future, ma ammette: “Alzo il riscaldamento mentre studio, anziché mettermi un maglione pesante”. Pigrizie grandi e piccole, che non cambiano le cose: chi oggi ha davanti una vita intera sente che bisogna fare qualcosa “prima che sia troppo tardi”.
Climate change e salute mentale
Nasce così l’ecoansia, la paura cronica della rovina ambientale, ufficialmente riconosciuta dall'American Psychological Association nel 2021-2022. Ha una sfumatura diversa rispetto alla solastalgia, termine coniato nel 2003 dal filosofo australiano Glenn Albrecht per descrivere l'impatto dell'estrazione del carbone sulle comunità locali: se quest’ultima indica la sofferenza causata da una devastazione già avvenuta oppure in corso, l’ecoansia è timore per qualcosa che potrebbe succedere. Si manifesta in diversi modi, tra cui stress, tristezza, sensazione di impotenza, disperazione, senso di colpa. Tra i principali fattori di rischio c’è proprio l’età: si concentra soprattutto fra i più giovani. Può portare a depressione, disturbi del sonno, disturbi alimentari e dipendenza da sostanze.
La crisi climatica non compromette solo l’ambiente, ma la salute fisica e mentale, l’educazione, la sicurezza, il diritto al futuro, soprattutto nei Paesi a basso reddito: oltre il 60% dei giovani sperimenta forme di ecoansia di intensità variabile, come confermano diversi studi globali. In Italia il 70,3% di chi ha tra i 14 e i 19 anni si dice “preoccupato per i cambiamenti climatici” (Istat), mentre la fascia d’età compresa i 20 e i 29 anni si distingue all’interno dell’UE per la consapevolezza su queste tematiche, come rileva la sesta indagine sul clima della BEI (Banca europea per gli investimenti).
La voglia di agire per cambiare
Paura, ma anche molta voglia di provare a cambiare le cose ed essere parte della soluzione. L’interesse verso un impiego allineato ai valori della sostenibilità ambientale è forte: poco più della metà delle e dei giovani (53%) nel mondo, e quasi i due terzi (64%) nel Nord globale, vorrebbe svolgere un lavoro green, come rileva un report pubblicato da Capgemini Research Institute e Generation Unlimited dell’Unicef.
Poi, naturalmente, c’è l’aspettativa che siano le istituzioni ad agire: secondo un sondaggio Eurobarometro, il 33% dei giovani europei tra i 16 e i 30 anni inserisce l’ambiente e il cambiamento climatico tra le priorità politiche di cui l’Unione Europea dovrebbe occuparsi nei prossimi cinque anni, dopo il costo della vita (40%). Ancora una volta l’Italia su questo tema si distingue: secondo il 46% degli intervistati, l’emergenza ambientale è la massima priorità, come in Danimarca (44%) e in Francia (40%).
Valutazione di Impatto Generazionale
Il nostro Paese si è mosso in questa direzione con la legge n. 167/2025, che ha introdotto nel processo normativo la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG): in sostanza il Governo deve misurare ex ante gli effetti sociali e ambientali delle nuove leggi sulle giovani generazioni e su quelle future. “La VIG non deve però diventare un semplice adempimento burocratico, va svolta al meglio. Stiamo lavorando con i migliori esperti per individuare le metodologie più appropriate, anche alla luce dell’analogo percorso che sta facendo la Commissione europea, in vista dell’elaborazione della prima Strategia di giustizia intergenerazionale attesa per il 2026”, ha dichiarato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), in occasione dell’approvazione definitiva il 29 ottobre 2025.
Un cambio di prospettiva iniziato nel 2022 con la modifica all’art. 9 della Costituzione, che oggi include la tutela dell'ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali, anche nell'interesse delle future generazioni. “Bisogna riconoscere la responsabilità condivisa e orientare le scelte verso un equilibrio più giusto e sostenibile nel tempo”, sottolinea Eleonora Rizzuto, presidente e fondatrice di AISEC, Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare, che ha lavorato con ASviS per introdurre il criterio della VIG nel processo normativo italiano. “Il problema principale è che spesso l’agire politico contemporaneo è caratterizzato dallo short-termism: si tende a privilegiare il breve termine, rispondendo ai bisogni immediati degli elettori, mentre chi verrà dopo, e adesso non ha ancora l’età per votare, non ha voce né peso decisionale. A questo si aggiunge una diffusa indifferenza, sia individuale sia collettiva, che porta a concentrarsi sul presente e sui propri interessi”. Un tema che non riguarda comunque solo la politica: “Per questo abbiamo lanciato uno spin-off progettuale rivolto alle imprese: siamo a disposizione per aiutarle a integrare questi principi anche nelle loro strategie”.
Educare al pensiero sistemico
Guardando al futuro, anche l’educazione delle nuove generazioni va ripensata. “Educare alla sostenibilità significa formare, cioè dare strumenti per leggere la realtà, capire come funzionano davvero i sistemi che regolano il nostro modo di produrre, consumare e vivere. Non basta sapere cosa è giusto fare, serve comprendere perché le cose accadono e dove è possibile intervenire in modo efficace”, aggiunge Anna Dimasi, consigliere AISEC.
Da questa visione sono nate “Le Olimpiadi della Sostenibilità”, progetto rivolto agli studenti del triennio del liceo classico dell’istituto superiore “I.I.S. Publio Elio Adriano” di Tivoli (Roma), che si concentra su una visione articolata della sostenibilità: per esempio, si approfondisce l’idea di filiera, intesa non come semplice sequenza produttiva, ma come rete di soggetti, responsabilità e decisioni, che incidono sulle risorse e sugli impatti, dalla produzione al consumo, fino al fine vita. Lo stesso vale per il prodotto: non bisogna solo progettare bene un oggetto, ma anche un servizio che ne organizzi l’utilizzo, la manutenzione e la gestione, per evitare che perda valore rapidamente e, nella maggior parte dei casi, si trasformi in rifiuto. “Aiutare gli studenti a vedere queste connessioni è il primo passo per farli uscire da una visione semplificata dei problemi”.
La sostenibilità, quindi, come modo di pensare e di agire: non bisogna offrire soluzioni, ma costruire le condizioni perché le nuove generazioni imparino a progettare sistemi più consapevoli, efficienti e responsabili. In sostanza, progettare il loro futuro.